Oneglia – l’eterno contrasto (parte prima)

Oneglia – l’eterno contrasto (parte prima)

Imperia è una città dalla doppia identità:
da tempo memorabile, quando ancora Porto Maurizio ed Oneglia erano realtà veramente distinte, fino ai giorni nostri quando, nonostante gli sforzi per fare una unica città, un po’ di campanilismo, sia per gioco, sia per tradizione, sia per convinzione, serpeggia ancora allegramente tra noi Imperiesi.
La mia prima uscita su questo Blog ha raccontato di luoghi da Cacelotti (così detti i Portorini, pare dal nome di un Boia di tanti secoli fa), e quindi, per rispettosa par condicio, ecco le mie note pro Ciantafurche (così detti gli Onegliesi a causa del patibolo che secoli fa dava lavoro ad alcuni Boia)… diciamo che tutto ciò che è tradizione ha sempre un certo fascino, certo è che da queste parti non spicchiamo per allegria nel trovarci i soprannomi!


Andare a piedi aiuta a guardare, e non considero mai un posto visitato se non l’ho attraversato almeno una volta a piedi, se non mi ci sono perso dentro e salvato da una cartina vecchio stile, se non mi sono dovuto arrendere al taxi perché proprio le mie scarpe non volevano più portarmi in giro, se non mi sono seduto su una panchina a guardare le persone che passano e che raccontano piccole storie di quel luogo. E qui ad Imperia ho consumato tante suole, e tante panchine! E’ facile essere viaggiatori in un posto sconosciuto, ed è facile essere viaggiatori lontano da Casa, ma penso che sia altrettanto importante, e talvolta molto più difficile, saper essere Viaggiatori anche in casa propria: viaggiando s’impara!



Qualche giorno fa ho lasciato la macchina sotto il pastificio Agnesi, e prima di camminare, mi sono guardato in giro. Oneglia ha una tradizione abbastanza industriale, anche se ormai si sta perdendo per lasciar spazio ad altre vocazioni, più o meno riuscite. Di sicuro non si viene ad Imperia per parcheggiare sotto al pastificio Agnesi, ma un Viaggiatore alza sempre lo sguardo…  e questo imponente palazzo bianco come la farina su cui campeggia una grande scritta rossa scatena subito un po’ di fantasia… e (nonostante mi ritenga completamente allergico al frumento al punto di non mangiare neanche la pizza) vedo il grano  viaggiare da paesi lontani e arrivare via mare in questa città di mare dove gente di mare lo trasforma(va) nella Pasta più buona del mondo, tanto da essere esportata in tutto il mondo… Poi mi volto ed osservo un bellissimo palazzo, finalmente restaurato con scritte di marmo bianco che ancora campeggiano sopra i portoni: Sasso. Un altro importante nome della storia industriale di Imperia, città della Pasta e dell’Olio. Ora la Sasso non c’è più, ed il palazzo è la sede della Camera di Commercio; mi fermo a guardarlo e tra muri rosso mattone e bellissime finestre di legno chiaro ritorno un po’ bambino, quando questo era un pezzo dell’economia della mia Città e non lo si guardava con gli occhi con cui lo guardo oggi, ma ci sfrecciavamo davanti sulla 500 con un canotto sul tetto per andare al mare, alla Galeazza. 

Da qui con pochi passi, lungo una strada che fino a pochi mesi fa ancora sputava fuori vecchie rotaie che tracciavano gli antichi collegamenti tra il porto, queste industrie e la stazione, si arriva nell’angolo di Ponente del porto di Oneglia, dove continua ad esistere questo mix di sapori tra mercantile e turistico, tra gru e ristoranti, tra panni stesi e banchine per le navi.
 Ecco affiorare di nuovo la doppia identità Imperiese, l’eterno contrasto o l’eterna indecisione. Quest’angolo si chiama Piazza De Amicis, c’è la biblioteca comunale dentro un’antico palazzo che per anni è stato il Tribunale di Imperia tant’è che i Ciantafurche più convinti la chiamano ancora Piazza del tribunale. Mi giro verso le gru, a me piacciono, raccontano la storia, si ergono dalla banchina come dinosauri, hanno fatto da sfondo anche a Matt Damon e si vedono addirittura da Piazza Dante.




Mi inoltro sulla banchina, che si chiama Calata Cuneo: credo che sia una delle banchine più belle del mondo: cari Cacelotti, mi dispiace, la banchina più bella del mondo è dei Ciantafurche; specialmente ora, non c’è paragone! Portici, case colorate, terrazzi, finestre, ristoranti, pescherie, negozi, barche ormeggiate, persone che passeggiano, il Vento e il Mare. Calata Cuneo ha la fortuna di essere rimasta com’era una volta: forse a tratti un po’ decadente, ma molto genuina. Verso il fondo mi fermo a salutare Mirco: lo conosco da una vita e, prima suo padre, poi lui, vende il pesce all’ingrosso, fa l’asta, come una volta, del pesce scaricato dai pescherecci ormeggiati lì davanti.
(ma le sue scarpe non si fermano qua…)

Oneglia – l’eterno contrasto (parte prima)
Imperia – Oneglia – Liguria

autore: luigi gico rognoni
fotografie: paola faravelli



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6 Comments

  1. le scarpe scalpitano …..

  2. Sempre scalpitano!

  3. Semmai le scarpe scaRpitano (la serva serve. Cit. Totò)

  4. stamattina e l’altro ieri mattina mi passava proprio vicino il treno per l’estremo ponente, mentre ero accanto ai binari (ieri no, che passava l’acqui). una mattina lo prendo, invece di passargli accanto.

  5. per l’acqui? ma cosa mi sono fumata?
    per Acqui!

    • Qualsiasi cosa tu fumi, io la voglio! *

      * per l’effebiai: scherzo!

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