Bordighera – ma che ficus!

Bordighera – ma che ficus!

Bisogna essere orgogliosi delle proprie eccellenze,
in qualunque campo esse si distinguano,
monumenti storici, palazzi d’epoca,
chiese barocche o quadri d’autore,
beh, dato che ci troviamo in Italia, fin qui tutto come sempre,
ma una pianta?! Possibile che una sola pianta (anzi due) possano essere considerate eccellenza?
Io dico di sì, ma lascio giudicare voi…


Rami più grandi di zampe d’elefante, liane ovunque, tipo quelle di Tarzan per intenderci. Foglie verdi e dense. Radici nerborute.
Ecco come si presentano agli occhi di una profana come me questi due ficus monumentali, sistemati fin dal 1887 a Bordighera alta. E sono quasi inquietanti tale è la maestosità; per riuscire a fotografarli nel loro insieme,mi sono dovuta allontanare di parecchi passi indietro.


Un po’ di nozioni tecniche, il ficus macrophylla è una pianta tipica delle foreste pluviali, e vi assicuro che ad osservarle con il naso all’insù come ho fatto io, ci si può tranquillamente illudere di riconoscere i versi striduli dei pappagalli e le risate di scherno degli scimpanzé.
L’aspetto è definito “struggente” a causa dello sviluppo di radici dai rami, che quando poi incontrano il terreno diventano a loro volta tronchi.
Per vivere fuori dal suo habitat naturale, questa particolare specie di pianta necessita di un clima quantomeno mite, in Italia un altro mega ficus si trovava a Cagliari, ma venne distrutto durante i bombardamenti del 43, ora ne esistono sempre a Cagliari, a Siracusa e a Sanremo, ma è cosa nota che le due mega piante di Bordighera siano in assoluto le più belle e le più maestose (e a questo punto speriamo che non mi leggano da Siracusa e da Cagliari).


Il ficus diventa anche rifugio per animali di vario genere, a Bordighera scordatevi di incontrare tapiri, camaleonti e o rane giganti (per fortuna aggiungo io), solo gatti, corvi e forse qualche gabbiano, che in questo super condominio convivono pacificamente, forse proprio perché, viste le dimensioni, riescono a non incontrarsi mai. Un eco sistema nell’eco sistema.

Particolarmente suggestivo è il contesto in cui si trovano le piante (se riuscite a non far caso all’enorme parcheggio alle vostre spalle). Ci si immerge, letteralmente, in un universo verde, dove i ficus sono i mattatori del palcoscenico (non a caso vengono anche chiamati alberi stritolatori), ma generosamente lasciano spazio anche a comprimari di tutto rispetto, come i giganteschi pini marittimi che incorniciano la piazza e i palmizi, “la dannazione di Monet”, che armoniosi accompagnano lo sguardo al mare.


Dopo tanto esotico verde, una volta a  casa guardo con occhi diversi il mio magrissimo ficus, così pallido e smunto poverino (solo io non riesco a farli sopravvivere più di tre mesi?!?). Lo trascino sul pavimento fino alla luce della finestra, lo innaffio per bene, e giuro che domani comprerò del concime adatto, le pastigliette miracolose, poi luciderò una ad una le sue piccole foglie. Arriverei persino ad imitare i versi della scimmietta del Borneo per farlo sentire a casa, e chissà, magari potrei anche sistemare un finto tapiro ai suoi piedi….
(Sono proprio brutti i sensi di colpa!)

Bordighera – ma che ficus!
Bordighera (Imperia) – Liguria

testi e foto di paola faravelli 
(con il sempre prezioso contributo di wikipedia)
Per chi invece volesse approfondire la conoscenza, Visit Riviera dei Fiori consiglia: “Itinerari dei Ficus della Baia di Moreton a Sanremo e Bordighera” di Tiziano Fratus (Uomo Radice) e Marco Macchi. 

 

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One Comment

  1. C’è del bello tanto bello. Piu o meno quello a cui mi ispiro quando traffico intorno a miei bonsai 🙂

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